Vittorio De Sica

 —
Rating
Likes Talking Checkins
13 0
About Pagina FB su Vittorio De Sica (1904-1974) cantante, attore e regista italiano.
Amministrazione Santi Bailor http://www.facebook.com/santibailor
Description Per ogni appassionato del cinema italiano, il Vittorio De Sica attore è una specie di miracolo: non si è mai visto un film in cui la sua performance abbia deluso lo spettatore.
Per ogni italiano nato nel Dopoguerra quello di Vittorio De Sica è innanzitutto un volto familiare: il volto sornione, “leggero” ed autoironico di un maturo e distinto signore dai capelli bianchi, dal volto assai espressivo, e dalla calda voce partenopea. Con il suo corpo sempre autentico, i personaggi ispirati alla vita vissuta, la felpata bravura e il sorriso franco, egli ha segnato il cinema italiano del secondo dopoguerra.
E’ lo zio bonario ma inaffidabile, il truffatore umano e di buon cuore, il dongiovanni bugiardo e impenitente, lo spiantato dai modi aristocratici e dall’aulica e buffa retorica.
E’ il volto o, ancor meglio, la testa, di tanti film in prima serata, di capolavori commerciali e innocue commedie “alimentari” che, da sessant’anni e fedelmente, accompagnano i dopocena di molti italiani.
Ma De Sica, per l’italiano contemporaneo, è almeno altre due cose: regista Gran Maestro del Neorealismo Italiano, e il personaggio guascone e pittoresco raccontato dai nostri famelici media, fino alla nausea.
Si lascerà ad altri il compito di ricordare per l’ennesima volta il De Sica (simpaticamente) giocatore, o il De Sica (sempre simpaticamente) bigamo, e ai critici cinematografici quello di analizzarne le celebrate regie.
Si tenterà piuttosto di raccontare il De Sica Divo del Ventennio.
Quando ci si inizia ad immergere nel cinema italiano degli anni trenta e quaranta, De Sica colpisce immediatamente grazie a due caratteristiche: la straordinaria bravura e la modernità della recitazione.
Innumerevoli erano, all’epoca, gli attori bravi; si dirà, anzi, che la bravura allora era la norma. Inevitabilmente però, il personaggio interpretato da De Sica spiccava comunque, perchè il suo stile era diverso da quello della maggior parte degli altri attori: più realistico, meno “teatrale”, meno impostato, più moderno e apparentemente spontaneo (pur se, in realtà, magistralmente costruito).
Con la sua classe, la sua bravura e un’irresistibile simpatia, il De Sica attore dei “telefoni bianchi” quasi sempre riusciva a risolvere un soggetto mediocre o attori troppo impostati.
Ne L’Uomo Che Sorride di Mattoli - forse uno dei titoli più inconsistenti che si siano mai visti – De Sica salva le sorti della pellicola dando quel suo solito “qualcosa in più”. Non solo: mentre il resto del cast – inclusa la Noris, non ancora al massimo delle sue possibilità espressive, e qui costretta dagli sceneggiatori a dar corpo ad una bambolina monodimensionale e fastidiosetta assai – si adegua con professionale mestiere ad un copione fatto di scenette da rivista, è il personaggio interpretato da De Sica a risultare l’unico reale, autentico, la sua dolcezza e la calcolata remissività convincenti e verosimili.
La bravura di De Sica potrebbe però indurre in errore lo spettatore meno accorto: ciò che appare spesso naturale e spontaneo, è in realtà frutto di straordinarie capacità espressive, di anni di pratica teatrale, di assoluto controllo sulla tecnica recitativa, e di uno stile assai complesso e ricco di sfumature.
Ulteriore elemento di riflessione: prima di diventare “Quello dii Ladri Di Biciclette”, Vittorio De Sica era già stato neorealista: un attore neorealista durante il Ventennio. Perché per De Sica il neorealismo è una testimonianza fisica; è, insomma, un dato di fatto. Al contrario di Amedeo Nazzari e Fosco Giachetti, attori costruiti per il divismo, quello di De Sica è un corpo qualunque, che ci racconta della vita difficile, degli stenti, dell’arte d’arrangiarsi tipici di milioni d’italiani.
La sua faccia e il suo corpo sono una faccia e un corpo comuni, una faccia e un corpo nati dalla strada, e quindi GIA’ in sé neorealisti.
Nel cinema dei cosiddetti “telefoni bianchi”, nel contesto censorio ed autocensorio di un regime dittatoriale che sfrutta la celluloide per costruire una realtà idealizzata, rassicurante, e priva di fratture, ingiustizie o contrapposizioni sociali, De Sica dà spesso corpo ai lavori più umili, alla fragilità dell’essere poveri o disoccupati, alla fatica di vivere.
La sua faccia da schiaffi e i suoi modi irresistibili ironizzano spesso sulla ricchezza, e su quell’aristocrazia nobiliare o industriale tanto distante dalla “vita vera”.
Ne “I Nostri Sogni “ di Cottafavi, complice l’amico Zavattini alla sceneggiatura, ci fa vedere le suole delle scarpe, bucate: un atto e uno squarcio neorealisti.
In "Darò Un Milione” di Camerini – sempre complice Zavattini - è un ricco che si finge povero; grazie a questo stratagemma narrativo, De Sica obbliga lo spettatore ad attraversare la vicenda nei panni di una persona che non ha più niente.
Ci aiuta a ricordare quindi, che l’Italia del Ventennio non è soltanto fatta di nobiltà e capitani d’industria, di telefoniste canterine, FIAT scintillanti e bagni col boiler.
Ce lo ricorda con la consueta leggerezza, con ironia, e sempre col sorriso, ma lo fa spesso.Si può quindi immaginare il De Sica attore del Ventennio come un cortese e irresistibile situazionista che, seppur apparentemente integrato nel sistema divistico dell’epoca, ha permesso a milioni di spettatori, tramite i suoi personaggi, di sognare e di evadere per un’ora e mezza, sì, ma anche di ricordare che la vita reale è un’altra cosa.

Fabio Patanè/Brigate Assia Noris
per http://www.facebook.com/VittorioDeSiica
Share

Reviews and rating

Avatar
Rate this actor / director